
Il sabato sera, a casa nostra, ha un piccolo rito: l’aperitivo.
Per me significa soprattutto una cosa: stop. La settimana di lavoro è finita. È sabato.
Leo, per precisione, mi ha già fatto notare che il sabato non è un giorno festivo. È prefestivo. Va bene: aperitivo prefestivo.
Forse è anche per questo che, rovistando tra vecchi materiali del blog, mi sono fermata davanti a un appunto dimenticato da anni: quattro donne, quattro cocktail.
Audrey Hepburn. Marilyn Monroe. Coco Chanel. Elisabetta II.
Ogni grande donna ha le sue piccole debolezze.
E mentre finivo questo articolo, Milano si è riempita di bartender arrivati da tutto il mondo per The World’s 50 Best Bars. Evidentemente era il momento giusto per tirare fuori dal cassetto anche i miei quattro cocktail.
In fondo, in un blog di moda i cocktail non sono neppure degli intrusi: abbiamo persino un abito che porta il loro nome.
La prima bozza, però, aveva un problema: guardandola in anteprima mi sembrava un po’ pallida. Forse un articolo da aperitivo del sabato aveva bisogno anche di un po’ di colore.
Ho pensato allora di dare a ciascuna delle quattro protagoniste uno sfondo diverso. Non un colore scelto perché stava bene nella pagina, ma un colore che avesse davvero qualcosa a che fare con lei.
Qui, probabilmente, è intervenuta la mia deformazione professionale. Avrei potuto scegliere quattro colori che stessero bene insieme e fermarmi lì. Invece ho cominciato a cercare, controllare, verificare. Se un colore doveva rappresentare una di queste donne, volevo sapere perché.
Ed è qui che la ricerca ha cominciato a prendere una piega vagamente sospetta.
Cocktail. Colore. Donna famosa.
Mi sono tornati in mente i quaderni delle amicizie che giravano tra i banchi di scuola: colore preferito, fiore preferito, segno zodiacale, cantante del cuore…
Mancava veramente poco.
Naturalmente ho continuato.
Audrey Hepburn: rosa pallido e Alexander
Il rosa pallido è uno dei colori che possono raccontare Audrey Hepburn senza bisogno di inventare un suo ipotetico “colore preferito”.
Nel 1969, per il matrimonio con Andrea Dotti, indossò un abito rosa pallido di Hubert de Givenchy: corto, essenziale, con collo alto e foulard coordinato.
Un’immagine lontanissima dall’abito da sposa tradizionale eppure immediatamente riconoscibile come Audrey.
Audrey Hepburn è già comparsa diverse volte in questo blog. Tra le sue storie avevo raccontato anche quella di un abito da sposa mai indossato, diventato molti anni dopo un piccolo capolavoro sentimentale.
Al suo nome viene associato l’Alexander, cocktail classico a base di gin, crème de cacao e panna.
La ricetta che avevo conservato nel mio archivio prevede:
45 ml di gin
30 ml di crème de cacao
15 ml di panna
ghiaccio
una spolverata di noce moscata
Tutto nello shaker, poi nel bicchiere ben freddo.
Il vecchio appunto suggeriva come accompagnamento “un tubino nero, un lungo bocchino e un gatto rosso”.
Sul gatto possiamo discutere.
Sul tubino nero, decisamente meno.

Marilyn Monroe: dal bianco al verde Pucci
Con Marilyn sono quasi caduta nella trappola.
Avevo pensato al bianco.
Marilyn Monroe, abito bianco: l’associazione viene praticamente da sola. E avevo persino trovato una bellissima citazione attribuita a lei in cui dichiarava che il bianco era il suo colore preferito.
Peccato che fosse falsa.
Marilyn è già passata da queste pagine: anni fa avevo raccontato la storia del suo celebre abito “Happy Birthday, Mr. President”, forse uno degli abiti più riconoscibili del Novecento.
Ho continuato a cercare.
Ed è comparso il verde.
Marilyn amava Emilio Pucci e possedeva diversi suoi capi. Negli ultimi mesi della sua vita indossò spesso i suoi colori luminosi e i suoi pastelli. Per il suo ultimo saluto fu scelto proprio un abito Pucci verde che apparteneva al suo guardaroba personale.
Non è una storia allegra. Ma fa parte della vita.
E soprattutto racconta una Marilyn privata molto più interessante dell’immagine che automaticamente costruiamo attraverso i suoi film.
Per lei, quindi, ho scelto un verde Pucci molto schiarito.
Il cocktail che avevo associato a Marilyn nel vecchio archivio era invece il Manhattan:
60 ml di rye whiskey
30 ml di vermouth rosso dolce
2-3 gocce di Angostura
una ciliegia
Decisamente meno innocente del colore dello sfondo.

Coco Chanel: beige sabbia e Champagne Cocktail
Per Coco Chanel il colore è stato più facile.
Nero e bianco appartengono inevitabilmente al suo vocabolario, ma io ho scelto il beige: il colore della sabbia di Deauville, uno dei neutri che Chanel trasformò in parte integrante della propria estetica.
Un beige molto chiaro, quasi écru.
Il rosso lo lasciamo al rossetto.
Coco Chanel era già passata da questo blog durante un giro fashion a Parigi sulle sue tracce. E, guarda caso, quella giornata finiva proprio al Bar Hemingway del Ritz, davanti a uno Champagne Cocktail.
Quanto al bicchiere, nei miei vecchi appunti compare lo Champagne Cocktail:
30 ml di cognac
90 ml di Champagne secco
una zolletta di zucchero di canna
2-3 gocce di Angostura
scorza di limone o una ciliegia
La zolletta viene impregnata di Angostura, poi arrivano cognac e Champagne.
Il principio riportato nella vecchia ricetta era altrettanto semplice: più costosi sono gli ingredienti, meglio è.
Non so se sia davvero una regola necessaria per preparare un buon cocktail.
Per Coco Chanel, però, suona terribilmente plausibile.

Elisabetta II: azzurro e gin & Dubonnet
Con Elisabetta II ho evitato di cercare “il colore preferito della Regina”.
Del rapporto di Elisabetta II con il colore avevo già scritto molti anni fa, raccontando la curiosa Pantone Queen, la palette nata dagli abbinamenti cromatici utilizzati dalla sovrana in sessant’anni di regno.
C’è anche un dato molto più divertente.
Nel 2012 Vogue UK analizzò i colori indossati dalla Regina durante un anno di apparizioni pubbliche. Il blu, nelle sue diverse sfumature, risultò nettamente il più frequente: il 29 per cento.
Quasi un outfit su tre.
Quindi per lei lo sfondo non poteva che essere un azzurro molto chiaro.
Quanto al cocktail, qui entriamo in un territorio decisamente più documentato: gin e Dubonnet.
Gin, Dubonnet Rouge, limone e ghiaccio.
Essenziale, molto britannico e, a quanto pare, realmente apprezzato dalla Regina.
Il mio vecchio appunto consigliava di servirlo accompagnato da “cappello divertente, guanti in tinta con la borsetta e modi regali”.
I primi due sono facoltativi.
Gli ultimi, possibilmente, no.

In fondo, non tutto ciò che riguarda la cultura della moda deve essere necessariamente serio. Anche le piccole curiosità, se verificate, possono raccontare qualcosa di una persona e dell’epoca in cui ha vissuto.
Il rito del sabato sera
A questo punto rimane un problema.
Ho quattro ricette.
E ogni sabato sera facciamo l’aperitivo.
Prima o poi dovrò sacrificarmi alla ricerca.
Non credo che inizierò dallo Champagne Cocktail di Coco Chanel: cognac e Champagne insieme mi sembrano un modo piuttosto deciso di dichiarare conclusa la settimana.
Potrei cominciare da Elisabetta II.
Oppure sorteggiare.
In ogni caso, se provo uno di questi quattro cocktail, prometto di riferire.

Elena Petunina
Cofondatrice di Talea Couture
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Ti leggo volentieri nei commenti.

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