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talea couture

Il Blog de La Nuova Sartoria. Abiti da sposa Milano

Abiti da sposa a Milano. Atelier Sposa Talea Couture è un punto di riferimento in ricerca di eleganza moderna

Abito da sposa di Audrey Hepburn. Capolavoro sentimentale.

Marzo 12, 2010 by admin1 Lascia un commento

Nel 2010 avevamo raccontato il seguito della storia dell’abito da sposa creato dalle Sorelle Fontana per Audrey Hepburn.

Oggi, dopo aver aggiornato il primo articolo e aver guardato con più attenzione le fotografie, quella storia ci appare ancora più interessante.

Perché a questo punto la domanda viene spontanea: quale abito arrivò all’asta nel 2009?

Quello creato per Audrey Hepburn nel 1952 oppure quello profondamente trasformato otto anni dopo per Amabile Altobello?

La risposta, probabilmente, è: entrambi.

Un abito che non era più nell’atelier

Dopo il matrimonio di Amabile, l’abito rimase con lei.

Per molti anni fu semplicemente il vestito del giorno delle sue nozze, conservato come tanti abiti da sposa vengono conservati nelle famiglie.

Nel frattempo la storia della sua origine era quasi scomparsa.

Fu soltanto molti anni dopo che Micol Fontana cominciò a cercarlo.

Le Sorelle Fontana sapevano che quell’abito, realizzato nel 1952 per Audrey Hepburn e poi regalato a una giovane sposa, doveva ancora esistere da qualche parte.

Nel 2002 la ricerca portò finalmente ad Amabile Altobello.

L’abito era ancora con lei.

«Era il mio giorno da principessa»

Ma Amabile non fu immediatamente disposta a separarsene.

Questo è forse il passaggio più bello di tutta la storia.

Molti anni dopo sua figlia Marisa avrebbe raccontato che la madre non voleva restituire l’abito perché, per lei, non era un oggetto appartenuto a una celebrità.

Era il vestito del suo matrimonio.

Le attrici, le principesse e le persone famose avevano avuto tante cose belle nella vita. Per Amabile, invece, quel giorno era stato il suo giorno da principessa.

E quell’abito ne era il ricordo.

È difficile non capirla.

Per noi oggi è “l’abito di Audrey Hepburn”. Per Amabile era semplicemente il proprio abito da sposa.

Alla fine, però, accettò che tornasse nelle mani della famiglia Fontana.

Quale abito era tornato?

Qui la storia si intreccia con la domanda che ci siamo posti aggiornando il primo articolo.

Le fonti raccontano che nel 1960 le Sorelle Fontana avevano adattato l’abito di Audrey alle misure di Amabile.

Guardando le fotografie, però, abbiamo notato che la trasformazione era stata molto più profonda di un semplice adattamento.

Il corpino è diverso, compaiono pieghe e un fiocco che nell’originale non c’erano, mentre la gonna ha perso una parte importante della sua ampiezza.

Non sappiamo esattamente come le Fontana lavorarono sull’abito. Non esistono, almeno per quanto siamo riuscite a trovare, fotografie della trasformazione né un resoconto tecnico dell’atelier.

Ma per chi costruisce abiti è evidente che quel capo fu smontato e ripensato per un’altra donna.

E allora, quando l’abito tornò alla famiglia Fontana quarant’anni dopo, che cosa era tornato?

Non più esattamente il vestito che Audrey aveva provato nel 1952.

Ma nemmeno un abito completamente nuovo.

Era lo stesso tessuto, la stessa provenienza, la stessa storia, attraversata da una seconda vita.

L’asta del 2009

Nel dicembre 2009 l’abito arrivò all’asta a Londra, insieme a una collezione di abiti e accessori appartenuti o legati ad Audrey Hepburn.

L’abito delle Sorelle Fontana in occasione dell’asta londinese del 2009 organizzata da Kerry Taylor Auctions. Sullo sfondo, Audrey Hepburn.

La stima iniziale era compresa tra 8.000 e 12.000 sterline.

Fu battuto per 13.800 sterline.

La cifra, naturalmente, non dipendeva soltanto dal valore del raso o dal lavoro delle Sorelle Fontana.

A renderlo speciale era la sua storia.

Era nato per Audrey Hepburn.

Non era mai arrivato al suo matrimonio.

Era rimasto otto anni nell’atelier.

Era stato trasformato per Amabile Altobello.

Aveva accompagnato una donna all’altare.

Era rimasto con lei per decenni.

Poi era stato ritrovato.

La provenienza e la forma

Le case d’asta raccontano gli oggetti soprattutto attraverso la loro provenienza.

Ed è giusto così.

Quell’abito aveva origine nell’atelier Fontana ed era stato creato per Audrey Hepburn.

Ma guardandolo con gli occhi di chi lavora sugli abiti, viene spontaneo fare una distinzione.

La provenienza è una cosa.

La forma che un abito ha assunto nel corso della sua vita è un’altra.

Un capo può essere modificato, trasformato, persino ricostruito in parte, senza perdere la propria storia. Anzi, quelle trasformazioni diventano esse stesse parte della sua identità.

È una domanda che conosciamo bene anche nel nostro lavoro.

Quando un abito viene profondamente rielaborato, a chi appartiene?

Alla persona per cui è nato?

A quella che lo ha indossato per tutta la vita?

O anche a chi, anni dopo, lo ha trasformato in qualcosa di nuovo?

Forse non esiste una risposta precisa.

Ed è proprio questo che rende così affascinante la storia dell’abito di Audrey e Amabile.

Un capolavoro sentimentale

Quando nel 2010 avevamo dato a questo articolo il titolo Capolavoro sentimentale, pensavamo soprattutto al legame con Audrey Hepburn.

Oggi quel titolo ci sembra ancora più adatto.

Perché la parte più preziosa della storia non è l’asta.

Non è nemmeno il nome di Audrey.

È il fatto che per quasi quarant’anni un abito nato per una donna famosa sia stato custodito da un’altra donna come il ricordo del giorno più importante della sua vita.

Audrey non lo indossò mai come sposa.

Amabile sì.

E forse è proprio per questo che, quando finalmente arrivò all’asta, quell’abito portava con sé molto più di una semplice provenienza.

Portava due vite.


Elena Petunina

Cofondatrice di Talea Couture

Tra ago, tessuti e parole, racconto il mondo degli abiti da sposa su misura e le storie che lo attraversano.
Hai una domanda o una riflessione da condividere?
Ti leggo volentieri nei commenti.

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