
Ci sono abiti da sposa che non arrivano mai all’altare. Quello che le Sorelle Fontana crearono per Audrey Hepburn nel 1952 sembrava destinato a essere uno di questi.
L’abito era pronto, il matrimonio no.
Eppure una sposa l’avrebbe trovata davvero. Semplicemente, non sarebbe stata Audrey.
Audrey Hepburn a Roma
Nel 1952 Audrey Hepburn aveva 23 anni ed era a Roma per girare Vacanze Romane.
Non era ancora l’icona che sarebbe diventata di lì a poco. Il film sarebbe uscito nel 1953 e le avrebbe fatto vincere l’Oscar come migliore attrice.
In quel momento Audrey stava pensando anche al matrimonio.
Era fidanzata con l’imprenditore britannico James Hanson e, mentre lavorava a Roma, si rivolse alle Sorelle Fontana per il suo abito da sposa.
Le fotografie delle prove sono rimaste. In una si vede Audrey nell’atelier insieme a Zoe Fontana, giovanissima, con l’abito ancora in lavorazione.

L’abito delle Sorelle Fontana
L’abito era in raso avorio, con scollo a barca, punto vita molto segnato e gonna ampia. Sul dietro correva una lunga fila di piccoli bottoni. A completarlo c’erano i guanti e un copricapo decorato con mughetti dal quale scendeva il velo.

Guardandolo oggi, appartiene chiaramente alla sua epoca.
Siamo nei primi anni Cinquanta, in una Roma che sta diventando uno dei centri internazionali della moda e del cinema. Le Sorelle Fontana vestono attrici, aristocratiche e protagoniste della vita mondana; Audrey sta per diventare una delle attrici più famose del mondo.
Per un momento, le loro storie si incontrano intorno a un abito da sposa.
Ma Audrey cambia idea
Il matrimonio con James Hanson non si celebrò.
Audrey decise di interrompere il fidanzamento. In alcune lettere scritte in quel periodo spiegò che le rispettive carriere li avrebbero tenuti continuamente lontani e che, in quelle condizioni, sarebbe stato difficile costruire una vera vita matrimoniale.
L’abito, però, era già pronto.
Secondo il racconto tramandato dalle Sorelle Fontana, Audrey non volle che venisse semplicemente riposto in un armadio. Chiese che fosse regalato a una ragazza che non avrebbe potuto permettersi un abito così.
Poi Audrey lasciò Roma.
E l’abito rimase nell’atelier.
Otto anni dopo
Passarono otto anni.
Nel 1960 una trasmissione radiofonica della RAI, Soli contro tutti, condotta da Mario Riva, coinvolse la città di Latina.
Il premio avrebbe dovuto essere una serenata per Amabile Altobello, una giovane donna di Borgo Carso. Amabile aveva 27 anni, veniva da una famiglia numerosa e con poche possibilità economiche. Aveva anche un fidanzato, ma sposarsi significava affrontare spese che la coppia non poteva permettersi.
La sua storia cambiò il programma.
Nacque l’idea di regalarle qualcosa di molto più grande di una serenata: un matrimonio da principessa.
Arrivarono diversi doni. La cucina per la nuova casa, l’abito per lo sposo, persino il viaggio di nozze a Parigi.
Mancava l’abito della sposa.
Nell’atelier Fontana c’era ancora un abito
Le Sorelle Fontana si ricordarono di quello che custodivano da otto anni.
Era l’abito preparato per Audrey Hepburn.
Le fonti raccontano che venne adattato alle misure di Amabile.
Ma guardando le fotografie con l’occhio di chi gli abiti li costruisce, la parola “adattato” ci sembra riduttiva.
Lo stesso abito? Non proprio
Audrey Hepburn e Amabile Altobello avevano corporature e proporzioni molto diverse. E confrontando le fotografie, anche l’abito appare profondamente trasformato.
Il corpino indossato da Amabile presenta pieghe e un fiocco che in quello provato da Audrey non c’erano. Anche la gonna è molto meno ampia rispetto all’originale.
Non abbiamo documentazione sulla lavorazione eseguita nell’atelier Fontana e quindi non possiamo sapere esattamente come procedettero.
Possiamo però fare un’osservazione da couturier.
Riducendo considerevolmente l’ampiezza della gonna, le Fontana avrebbero avuto a disposizione lo stesso raso avorio necessario per ricostruire il corpino nelle nuove proporzioni.
È un’ipotesi basata sull’osservazione delle fotografie, non un dato documentato. Ma una cosa appare evidente: non si limitarono a mettere l’abito a misura.
Lo smontarono e lo ripensarono per un’altra donna, riutilizzandone il tessuto.
Nel 1960 nessuno avrebbe probabilmente usato la parola upcycling. In sartoria era molto più semplice: c’era un bellissimo raso avorio, c’era una nuova sposa e c’era un abito da fare.
L’abito di Amabile
Le Fontana trasformarono quindi l’abito e lo regalarono ad Amabile.
C’è però un dettaglio che rende questa storia ancora più particolare: secondo quanto avrebbe raccontato molti anni dopo sua figlia Marisa Soldà, Amabile non sapeva che quel raso e quell’abito provenissero dal vestito realizzato per Audrey Hepburn.
Per lei era semplicemente il suo abito da sposa.
Nel 1960 Amabile Altobello si sposò indossandolo.

Le fotografie di quel giorno ci permettono oggi di mettere uno accanto all’altro i due momenti: Audrey durante le prove nell’atelier Fontana nel 1952 e Amabile sposa otto anni dopo.
Ma forse non stiamo guardando esattamente “lo stesso abito”.
Stiamo guardando la stessa storia materiale che continua in un altro abito.
Audrey Hepburn non seppe probabilmente mai chi avrebbe indossato il vestito nato per lei. Amabile, a sua volta, non sapeva che il proprio abito aveva avuto una vita precedente.
Le due donne non si incontrarono.
A incontrarsi furono, a otto anni di distanza, le loro due storie.
Un abito da sposa mai indossato. Da Audrey.
Quando pubblicammo questa storia per la prima volta sul nostro blog, nell’agosto del 2009, la intitolammo Audrey Hepburn: storia di un abito da sposa mai indossato.
Il titolo è rimasto.
Oggi, però, aggiungeremmo due parole: da Audrey.
Perché quell’abito una sposa l’ebbe davvero.
E forse oggi la storia ci interessa ancora più di allora.
Nel 2009 ci aveva affascinato soprattutto il destino curioso di un abito creato per Audrey Hepburn e finito all’altare addosso a un’altra donna.
Oggi, dopo tanti anni trascorsi a costruire, modificare e qualche volta trasformare completamente abiti, guardiamo quelle fotografie e vediamo anche qualcos’altro.
Vediamo un abito che non è stato conservato come un oggetto intoccabile. È stato smontato, trasformato e rimesso in vita per una nuova persona.
E questo pone anche una domanda: quando un abito viene trasformato così profondamente, è ancora lo stesso abito?
La domanda diventa ancora più interessante nella seconda parte della storia.
Perché molti anni dopo qualcuno cominciò a cercare proprio “l’abito da sposa di Audrey Hepburn”.

Elena Petunina
Cofondatrice di Talea Couture
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