Quando si parla di abito da sposa, l’immaginario sembra avere un’età precisa.
Le immagini, le collezioni, le campagne pubblicitarie mostrano quasi sempre donne molto giovani. Eppure le persone si sposano a tutte le età.
Quando arriva il momento di sposarsi
Oggi non esiste più un momento prestabilito per sposarsi.
C’è chi lo fa dopo un anno di fidanzamento, chi dopo qualche anno di convivenza, chi quando ci sono già dei figli e chi decide di farlo dopo molti anni di vita insieme.
Il matrimonio arriva quando, per ragioni diverse, due persone decidono che è arrivato il loro momento.
Gabriella e suo marito lo hanno deciso dopo 36 anni insieme.

E quando quel momento è arrivato, hanno scelto un matrimonio in piena regola: il rito in chiesa, gli invitati, i fiori, la musica, il ricevimento, la torta. Una festa, nel senso più semplice e più pieno della parola.
Quando una sposa non si riconosce nelle proposte “per la sua età”
Gabriella è arrivata da noi attraverso Caterina Lostia, la wedding planner che stava organizzando il matrimonio.
Al primo appuntamento io non c’ero e fu Tania a incontrarla. L’idea iniziale era piuttosto precisa: un abito lungo, bianco, semplice e rigoroso.
Sulla carta poteva sembrare la soluzione più corretta.
Ma Gabriella non era convinta.
Soprattutto, non si vedeva con un abito lungo.
È una situazione che abbiamo incontrato più volte con le spose non giovanissime. Spesso arrivano in atelier dopo avere guardato molte proposte nelle quali semplicemente non si riconoscono.
Da una parte ci sono gli abiti da sposa tradizionali, quasi sempre presentati su ragazze giovanissime. Dall’altra compaiono immediatamente le cosiddette soluzioni “adatte all’età”: tailleur, abiti da cerimonia, linee prudenti, colori neutri.
Come se, superata una certa età, fosse necessario scegliere soprattutto qualcosa che non fosse “troppo”.
Ma una sposa non cerca necessariamente un abito che la faccia sembrare più giovane.
Cerca un abito nel quale riconoscersi come sposa.
Cambiare il punto di partenza
Al secondo incontro abbiamo ricominciato.
Non dall’età di Gabriella e nemmeno da quello che avrebbe dovuto indossare una signora per sposarsi.
Da lei.
Abbiamo accorciato la gonna e abbandonato il bianco. A quel punto anche l’abito ha cominciato a prendere una direzione completamente diversa.
La lunghezza midi lasciava vedere le scarpe e rendeva la figura più leggera. Ma serviva comunque un abito importante.
Sapevamo dove si sarebbe celebrato il matrimonio:
una bella chiesa milanese

e, successivamente, il ricevimento in villa.

Tutto era organizzato con grande cura.
Un abito troppo semplice avrebbe rischiato di perdersi in quel contesto.
Per questo abbiamo scelto due elementi molto classici della sartoria da cerimonia: il pizzo e il plissé soleil.


Il pizzo dava presenza alla parte superiore; il movimento del plissé alleggeriva la gonna e accompagnava il passo.

Importante, quindi, ma senza diventare solenne.
L’azzurro dei non ti scordar di me
Restava il colore.
Gabriella è bionda e, inizialmente, avevamo preso in considerazione anche il rosa, un colore dalle infinite sfumature che spesso funziona molto bene con questi toni. Su di lei, però, stranamente non funzionava: invece di valorizzarla, sembrava farla scomparire. Del resto, ci aveva raccontato che il rosa non lo indossava mai.
Abbiamo quindi cambiato completamente direzione, scegliendo un azzurro limpido e luminoso.
Quello sì.
Le illuminava il viso e, soprattutto, non sembrava una soluzione scelta in alternativa all’abito da sposa. Sembrava semplicemente il suo colore.

È quasi lo stesso azzurro dei non ti scordar di me.
E forse è proprio per questo che la fotografia di quei piccoli fiori, presenti anche nel matrimonio, oggi ci sembra raccontare così bene la scelta.

Quando il colore deve funzionare anche tecnicamente
Scegliere un colore, però, in sartoria non significa semplicemente decidere che l’abito sarà azzurro.
Bisogna riuscire a costruirlo.
Il pizzo colorato offre una scelta molto più limitata rispetto al bianco e trovare materiali diversi nella stessa tonalità può diventare complicato.
Questa volta siamo state fortunate.
Abbiamo trovato il pizzo e una georgette azzurra perfettamente coordinata. Per la fodera abbiamo utilizzato crêpe de Chine e siamo riuscite a trovare persino il raso della stessa tonalità per rivestire le scarpe.
Così l’azzurro non era soltanto il colore dell’abito: attraversava materiali completamente diversi, dal pizzo trasparente alla leggerezza della gonna fino alle scarpe.

Un abito da sposa, non un abito da cerimonia
È una distinzione che per noi conta molto.
L’abito di Gabriella avrebbe potuto essere semplicemente un bellissimo abito elegante azzurro.
Ma non lo era.
Le proporzioni, il pizzo, il volume leggerissimo della gonna plissettata, la costruzione del corpino e il coordinamento dei materiali gli davano quella presenza particolare che deve avere un abito destinato a un giorno preciso.
Era un abito da sposa.
Non perché fosse bianco.
Non perché fosse lungo.
E certamente non perché cercasse di far sembrare Gabriella diversa dalla donna che era.
Era da sposa perché era stato pensato per lei e per quel matrimonio.

Prima di uscire
Tra le fotografie che Gabriella ci ha lasciato ce n’è una molto semplice.
Non è una fotografia ufficiale del matrimonio. È stata scattata a casa, poco prima di uscire.
Gabriella ha già l’abito, le scarpe, gli orecchini. Tiene in mano il bouquet. Tra poco inizierà tutto.

Forse è proprio questa immagine a raccontare meglio il risultato.
Non vediamo una donna che ha cercato di vestirsi “secondo la sua età”.
Vediamo una sposa pronta per andare al proprio matrimonio.
I piccoli dettagli che fanno parte dello stesso racconto
Anche il cuscinetto per le fedi è nato in atelier.
Lo abbiamo realizzato utilizzando lo stesso pizzo dell’abito: un piccolo dettaglio, quasi invisibile nell’insieme della giornata, ma legato direttamente a ciò che Gabriella indossava.

Non tutto deve essere coordinato in maniera evidente. A volte basta che esista un filo sottile tra le cose.
Un matrimonio, semplicemente
Guardando le fotografie senza conoscere l’età degli sposi, non c’è niente che faccia pensare a un matrimonio “diverso”.
C’è la chiesa, con gli addobbi e il canto dal vivo. Ci sono amici e parenti di generazioni diverse, tanti bambini, il ricevimento in villa, il brindisi, la torta, la festa che continua la sera.
Ed è forse questo il punto.
Parliamo spesso di matrimonio giovane, matrimonio maturo, seconde nozze, sposa over 50 o over 60 perché abbiamo bisogno delle parole per cercare informazioni e orientarci.
Ma nella vita reale le categorie diventano molto meno importanti.
Dopo 36 anni insieme, Gabriella e suo marito hanno deciso che era arrivato il loro momento.
E hanno fatto una festa.
L’età cambia le scelte, non il diritto di essere sposa
Naturalmente l’età conta.
Cambiano il corpo, il gusto, il modo in cui desideriamo mostrarci. Cambia anche ciò che ci fa sentire a nostro agio.
Ignorarlo sarebbe assurdo.
Ma è molto diverso tenere conto dell’età dal lasciare che sia l’età a decidere l’abito.
Una donna di sessant’anni non deve vestirsi come una donna di trenta.
Ma non deve nemmeno rinunciare al pizzo, al colore, a una gonna che si muove, a un abito importante o alla possibilità di sentirsi, per un giorno, semplicemente sposa.
Forse il vero problema dell’abito da sposa dopo i 50 o i 60 anni nasce quando si comincia dalla domanda:
“Che cosa può permettersi alla sua età?”
Noi preferiamo cominciare da un’altra:
“Che sposa vuole essere?”

Elena Petunina
Cofondatrice di Talea Couture
Hai una domanda o una riflessione da condividere?
Ti leggo volentieri nei commenti.

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