Venerdì sera abbiamo consegnato un abito destinato alla Sardegna.
La partenza era vicina. Il matrimonio ancora di più.
La sposa si chiama Alessia.
Quando è arrivata in atelier non aveva una lunga lista di richieste. C’erano però due cose molto chiare.
Non voleva il bianco.
E si sarebbe sposata sulla spiaggia.
A volte un progetto nasce così. Da poche parole.

Non avevamo davanti una cartella colori da seguire. Non stavamo cercando il colore di moda della stagione. Stavamo cercando un’atmosfera.
Da quelle prime conversazioni è nato il verde acqua.
Non un verde acqua acceso o tropicale. Una sfumatura leggera, quasi trasparente, capace di dialogare con il mare senza imitarlo.
Poi, come accade spesso in sartoria, un colore ne ha chiamato un altro.
Alla base dell’abito abbiamo inserito uno chiffon beige rosato dai toni freddi.
La fodera è stata realizzata in crepe de chine color sabbia bianca.
Sopra sono arrivati il tulle alabastro e il tulle verde acqua.
Il corpino e la cintura hanno ripreso la stessa sfumatura acquatica.
Nessun colore era protagonista da solo.
L’eleganza nasceva dall’incontro tra tutti loro.

Qualche giorno dopo mi è capitato tra le mani un vecchio libro di Geneviève Antoine Dariaux.
Pubblicato per la prima volta negli anni Sessanta, Elegance è diventato un piccolo classico dedicato allo stile e agli abbinamenti cromatici. Ancora oggi viene ristampato e letto da chi ama un’idea di eleganza senza tempo.
Sfogliando le tavole dedicate ai colori ho sorriso.
Non perché avessimo seguito delle regole.
Al contrario.
Mi sono accorta che, istintivamente, avevamo ragionato nello stesso modo.
L’armonia non nasce da un colore bello.
Nasce da colori che sanno stare insieme.
Ma forse la cosa più interessante di questo abito non riguarda il verde acqua, l’alabastro o il beige rosato.
Riguarda Alessia.
Nella vita quotidiana lavora in ospedale.
Le sue giornate sono fatte di gesti concreti, responsabilità, ritmi veloci, abiti pratici.
L’abito da sposa non aveva il compito di trasformarla in qualcun’altra.
Aveva il compito di far emergere una parte di lei che esisteva già.
Più delicata. Più leggera. Più raffinata.
Una versione diversa della stessa persona.
Forse è proprio questo che cerchiamo quando progettiamo un abito su misura.
Non inventare un personaggio.
Ma trovare la giusta combinazione di linee, tessuti e colori per raccontare qualcosa che era già lì.
In attesa di essere visto.
Qualche giorno dopo è arrivata anche la recensione di Alessia.
Tra le tante parole ce n’è una che mi è rimasta impressa.
“Sfumature.”
Ha scritto che l’abito era stato curato in ogni dettaglio e in ogni sfumatura.
Forse è proprio questo il filo che unisce questa storia.
Le sfumature dei colori.
Le sfumature dei tessuti.
Le sfumature della personalità.
Quando progettiamo un abito da sposa su misura non cerchiamo una formula da applicare.
Cerchiamo quelle sfumature che rendono una persona riconoscibile.
E quando riusciamo a trovarle, il risultato non è soltanto un abito.
È una versione autentica della sposa che abbiamo davanti.
E sulla spiaggia della Sardegna, tra il colore del mare e quello della sabbia, quella versione di Alessia è finalmente apparsa.

Nel nostro lavoro ci capita spesso di vedere coppie di donne che scelgono insieme gli abiti del matrimonio, concordando colori, stile o atmosfera.
Abbiamo parlato di piu qui: Abito da sposa per un’unione civile tra due donne.
Alessia e Marta hanno fatto una scelta diversa.
Hanno preferito conservare la sorpresa.
Avevano scelto di non mostrarsi gli abiti prima del matrimonio.
Ognuna avrebbe scoperto l’altra sulla spiaggia.
Forse anche per questo l’emozione era così intensa.


Elena Petunina
Cofondatrice di Talea Couture
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