La bourette di seta, a prima vista, non sembra un tessuto destinato a un abito elegante.
Ha una trama visibile, leggermente irregolare, una superficie materica che può ricordare il lino.
Nasce da un filato altrettanto irregolare e conserva, anche una volta tessuta, un aspetto naturale e quasi ruvido alla vista.

Non ha la lucentezza del raso, la compattezza del mikado o la fluidità di altre sete più immediatamente associate agli abiti da cerimonia.

Ed è proprio questo il suo interesse.
Perché un tessuto non diventa elegante soltanto per la sua superficie. Contano il colore, il taglio, le proporzioni, la costruzione sartoriale e i dettagli con cui viene interpretato.
Negli anni abbiamo utilizzato la bourette di seta per capi molto diversi tra loro. Due completi realizzati per due mamme dello sposo lo mostrano particolarmente bene: partono dallo stesso tessuto, ma raccontano due idee di eleganza completamente diverse.
Due mamme dello sposo, due storie
C’è un particolare che accomuna le protagoniste di questa storia: sono entrambe mamme dello sposo.
Negli anni abbiamo notato spesso quanto questo ruolo possa influenzare la scelta dell’abito. La mamma dello sposo sa che uno dei momenti più visibili della cerimonia sarà proprio il suo ingresso: accompagna il figlio e, per qualche minuto, gli sguardi sono inevitabilmente anche su di lei.
Forse per questo molte mamme dello sposo che arrivano nel nostro atelier dedicano al proprio abito un’attenzione particolare. Non cercano necessariamente qualcosa di appariscente, ma vogliono sentirsi adeguate a un ruolo importante.
Quando abbiamo raccontato gli abiti da cerimonia su misura per le donne della famiglia, proprio il completo giallo in bourette era uno degli esempi scelti.
Qui, però, possiamo raccontare quello che una fotografia dell’abito finito non mostra: tutte le scelte, le persone e i piccoli mestieri che ci sono dietro.
Ed è proprio qui che la bourette mostra una delle sue qualità più interessanti: la stessa materia può cambiare completamente carattere a seconda del colore e del progetto.

Prima viene l’occasione
Il primo completo era destinato a un matrimonio elegante di pomeriggio, con un dress code molto formale: gli uomini avrebbero indossato il tight.
Una circostanza che inevitabilmente condiziona anche la scelta dell’abito femminile. Occorre essere all’altezza dell’occasione senza trasformare l’eleganza in ostentazione.
Siamo partite dalla bourette di seta.
La sua superficie opaca e materica ci sembrava una buona base: preziosa per natura, ma discreta nell’aspetto.
Per una cerimonia di quel livello, però, occorreva qualcosa in più.
Un elemento capace di aumentare la formalità del completo senza cambiare il carattere del tessuto.
Una passamaneria trovata alla Guffanti
La risposta arrivò da una passamaneria.
Non una qualsiasi.
La trovammo tra le scorte della storica Merceria Guffanti di Milano. Era una lavorazione importante, realizzata con perle di fiume colorate, pietre naturali, paillettes e piccoli elementi diversi tra loro, fissati a mano.

Il percorso fu molto preciso: prima scegliemmo il tipo di tessuto, poi la passamaneria. Solo a quel punto arrivammo al colore definitivo della bourette.
Doveva dialogare con le sfumature della decorazione e, nello stesso tempo, essere adatto a un matrimonio elegante di pomeriggio.
Fu così che nacque quel giallo tenue, caldo ma discreto.
Ricordo ancora la signora della Guffanti che ci servì. Nonostante l’età avanzata, era lì, al lavoro, e fu molto contenta che avessimo apprezzato proprio quella passamaneria.
Ci disse una cosa semplice:
«Oggi passamanerie così non le fanno più.»
Guardando il diritto, con le sue perle irregolari, le pietre e i riflessi metallici, e poi il rovescio, dove sono ancora visibili gli attacchi eseguiti a mano, è difficile darle torto.
Un dettaglio che accompagna tutto il completo
La passamaneria non fu semplicemente applicata in alcuni punti per decorare il completo.

La sua posizione venne studiata pensando a come l’abito sarebbe stato realmente indossato durante la giornata.
La applicammo sul soprabito, perché fosse visibile quando questo veniva indossato, e la riprendemmo sullo scollo dell’abito, perché lo stesso dettaglio rimanesse protagonista anche una volta tolto il soprabito.
La ritroviamo anche sulla fibbia delle scarpe, realizzate nello stesso tessuto.
Anche la borsa fu realizzata in bourette, da me, appositamente per il completo.
Non volevamo introdurre un altro materiale o un altro colore che distraesse dall’insieme. In un progetto già ricco di dettagli, l’accessorio doveva accompagnarlo, non aggiungere un nuovo elemento.
Tutto parlava così la stessa lingua, dal soprabito alle scarpe, senza che nessun particolare cercasse di imporsi sugli altri.
Nella fotografia dell’ingresso in chiesa, accanto al figlio in tight, tutto il lavoro fatto prima quasi scompare.

Ed è forse proprio questo il risultato che cercavamo.
Non si vede per prima cosa una passamaneria importante, una scarpa coordinata o una borsa realizzata appositamente.
Si vede una signora elegante.
La stessa bourette, un’altra storia
Lo stesso tessuto può però parlare una lingua completamente diversa.
Anche Michela è la mamma dello sposo, ma il suo completo rosa nasce per un contesto e una personalità differenti.

Questa volta volevamo qualcosa di più fresco, contemporaneo, quasi sportivo, pur mantenendo una costruzione sartoriale molto curata.
Nessuna passamaneria, nessuna pietra, nessuna perla.
La decorazione è diventata costruzione.
Il completo è composto da una gonna dalla linea essenziale e da una giacca con un collo importante, doppio petto e cintura. Bottoni, fibbia e cintura sono tutti rivestiti nella stessa bourette rosa.

È proprio qui che si vede un’altra qualità di questo tessuto: la sua trama è abbastanza caratteristica da trasformare persino un semplice bottone rivestito in un dettaglio.
I bottoni di Sergio
Per realizzare la cintura, la fibbia e i bottoni ci affidammo a Sergio Coletto.
Era uno di quegli artigiani milanesi ai quali ci siamo rivolte negli anni quando un dettaglio non poteva essere semplicemente acquistato già pronto.
Oggi la sua attività purtroppo non esiste più. Il contratto d’affitto non fu rinnovato dopo l’acquisto dell’intero palazzo da parte di una società.
È una storia che fa pensare alla fragilità di tanti piccoli mestieri artigiani.
Rimangono però le cose realizzate.
Una cintura, una fibbia, quattro bottoni possono sembrare particolari insignificanti. Guardandoli da vicino si capisce invece quanto contribuiscano al carattere di un capo.

Nel completo rosa non serviva aggiungere altro.
La bourette stessa era diventata il filo conduttore di ogni dettaglio.
Due facce dello stesso tessuto
Da una parte un completo per un matrimonio molto formale: bourette di seta, perle di fiume, pietre naturali, una passamaneria lavorata a mano e accessori studiati come parte dello stesso progetto.
Dall’altra la stessa materia interpretata in modo più fresco ed essenziale: un rosa delicato, una costruzione precisa, bottoni, cintura e fibbia rivestiti.
Nel primo progetto la bourette accoglie una decorazione importante senza esserne sopraffatta.
Nel secondo non ha bisogno di decorazioni: è il tessuto stesso, ripetuto nei piccoli particolari, a diventare protagonista.
Due mamme dello sposo.
Due matrimoni.
Due modi molto diversi di interpretare lo stesso materiale.
È questo, forse, uno dei motivi per cui continuiamo ad amare la bourette di seta: non impone uno stile, ma lascia spazio al progetto e alla persona che dovrà indossarlo.
Dietro un abito ci sono molte mani
Riguardando oggi questi due completi, ci accorgiamo che raccontano anche qualcosa che va oltre il tessuto.
Dietro il primo c’è una storica merceria milanese e una signora che ancora riconosce e custodisce materiali diventati rari.
Dietro il secondo c’è Sergio e un mestiere artigiano che a Milano ha perso un’altra delle sue botteghe.
Poi ci siamo noi, che quando possiamo continuiamo a cercare un bottone, una passamaneria, una fibbia o un materiale particolare invece di scegliere semplicemente un articolo prodotto in serie.
Non sempre è possibile.
Ma quando lo è, ci piace farlo.
Forse anche questo significa realizzare un abito su misura: non soltanto costruire una forma sul corpo, ma mettere insieme scelte, competenze, materiali e incontri che difficilmente potrebbero ripetersi nello stesso identico modo.
E qualche volta basta guardare un bottone per ricordarsi di tutte le persone che ci sono dietro.

Elena Petunina
Cofondatrice di Talea Couture
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