
Quando l’abito va bene così com’è
Un abito da sposa può essere perfetto così com’è e, allo stesso tempo, risultare un po’ troppo scollato per una cerimonia religiosa.
Non necessariamente bisogna modificarlo.
Una blusa leggera, realizzata appositamente per quell’abito, può coprire spalle e décolleté durante la cerimonia e poi essere tolta. Non è un’aggiunta da adattare all’ultimo momento: tessuto, linea e proporzioni vengono scelti insieme all’abito, perché una volta indossata sembri davvero parte del progetto.
Marta, Giulia e Livia, nella loro Versione sposa, hanno scelto la stessa soluzione per la cerimonia religiosa: aggiungere una blusa all’abito. Ma lo hanno fatto in tre modi molto diversi, perché diverso era l’abito, diverso il materiale e diverso l’effetto che volevano ottenere.
Marta: pizzo su pizzo
L’abito di Marta è interamente in pizzo, con spalline sottili e una scollatura profonda.
Per la cerimonia abbiamo realizzato una blusa nello stesso linguaggio dell’abito: pizzo, maniche lunghe, una scollatura più raccolta.
Indossata sopra, la blusa non dà l’impressione di coprire l’abito. Al contrario, sembra quasi trasformarlo in un modello diverso, nato fin dall’inizio con le maniche.
Finita la cerimonia, Marta l’ha tolta e l’abito è tornato alla sua linea originale, più aperta e leggera.
Giulia: il pizzo diventa protagonista
Nel caso di Giulia il contrasto è maggiore.
Il suo abito è liscio, essenziale, con il corpino senza spalline. Per la cerimonia lo abbiamo completato con una blusa in pizzo lavorata a intarsio.
Qui la blusa non scompare nell’abito: ne cambia volutamente il carattere. Il pizzo disegna la parte superiore, introduce le maniche e crea un secondo aspetto dello stesso vestito.
Dopo la cerimonia Giulia ha tolto la blusa. Al suo posto è comparso un altro dettaglio, molto più personale: le perle di famiglia.
Non un secondo abito, quindi, ma due momenti diversi costruiti intorno allo stesso abito.
Livia: quasi soltanto una trasparenza
L’abito di Livia è pulito e molto essenziale, con una scollatura squadrata e le spalle scoperte.
La sua blusa è in tulle tattoo: trasparente, con collo alto e maniche morbide. Copre senza nascondere.
Attraverso il tulle la linea dell’abito rimane perfettamente visibile, ma la parte superiore cambia completamente. La trasparenza aggiunge le maniche e rende la scollatura più adatta alla cerimonia senza appesantire un abito che nasce volutamente semplice.
Tre abiti diversi, tre bluse diverse e la stessa esigenza risolta ogni volta in modo differente.
E se la blusa arrivasse dopo?
Con Alicia è successo esattamente il contrario.
Il suo abito non aveva bisogno di essere coperto per la cerimonia. La blusa era stata pensata per un altro momento della giornata: la sera, quando la temperatura sarebbe scesa.

L’abbiamo realizzata in tulle, leggerissima, con maniche lunghe e dettagli in pizzo. Abbastanza trasparente da lasciare vedere l’abito sotto, ma sufficiente per avere un po’ di copertura in più.
Alicia l’ha indossata più tardi, quando la festa era già iniziata.
In conclusione
Una blusa pensata insieme all’abito non dà l’impressione di essere qualcosa aggiunto dopo: entra naturalmente nel progetto.
Per Marta, Giulia e Livia è servita a creare una versione dell’abito più adatta alla cerimonia religiosa. Per Alicia è arrivata più tardi, quando la giornata lasciava spazio alla festa e la sera diventava più fresca.
Quattro soluzioni diverse, nate da esigenze molto concrete. Ed è forse proprio questo il vantaggio: poter cambiare qualcosa durante la giornata senza dover cambiare abito.

Elena Petunina
Cofondatrice di Talea Couture
Hai una domanda o una riflessione da condividere?
Ti leggo volentieri nei commenti.









Lascia un commento